venerdì 14 dicembre 2012

Spunti di lettura da Più libri più liberi 2012


I piccoli editori sfidano la crisi. Si è chiusa oggi con successo l’undicesima edizione di Più libri più liberi 09/12/2012 - COMUNICATO STAMPA Roma, domenica 9 dicembre 2012. Oltre 50 mila presenze. Nonostante la crisi, l’incertezza, i tagli: la piccola editoria resiste. E va in controtendenza: perché se durante l’anno la gente va meno in libreria e i lettori calano, Più libri più liberi si conferma un’oasi capace di invertire la tendenza. Si chiude con successo l’undicesima edizione della fiera nazionale della piccola e media editoria a Palazzo dei Congressi. Con grande soddisfazione degli espositori: nel giorno di sabato, infatti, le vendite sono praticamente raddoppiate rispetto alla scorsa edizione, soprattutto quelle dei libri degli autori presenti in fiera. La Bibliolibreria presente in fiera ha registrato più di mille prestiti di libri nei quattro giorni della manifestazione. Oltre 400 espositori, 60 mila titoli, 280 appuntamenti in fiera, 74 eventi dedicati ai ragazzi, 140 iniziative in 50 luoghi della città: tra gli spazi fuori fiera più frequentati, quello di Fandango Incontro di via dei Prefetti, l’ex Cartiera Latina al Parco regionale dell’Appia Antica, la mostra alla Biblioteca nazionale centrale dedicata all’Archivio di Elsa Morante, e poi le varie librerie indipendenti cittadine. A Palazzo dei Congressi si sono alternati centinaia di autori e ospiti del mondo della cultura, dello sport, dello spettacolo, della scienza e della società civile, incursioni nei mondi del fumetto, della musica e delle arti visive: eccola, la formula vincente di un evento rigorosamente indipendente e unico per il suo approccio “dal basso”. Capace di sfidare la crisi economica. Tra reading, concerti, presentazioni, tavole rotonde e frotte di bambini che hanno letteralmente invaso lo spazio ragazzi (1200 solo il primo giorno). Soddisfazione tra gli organizzatori: “In un momento di crisi come questo la Fiera ha dimostrato e confermato quanto sia importante il ruolo e il lavoro delle piccole e medie aziende editoriali, presidi per la salvaguardia della pluralità delle idee”, ha dichiarato Enrico Iacometti, Presidente del Gruppo Piccoli Editori dell’AIE. Fahrenheit, la trasmissione di radio3 Rai, che ha trasmesso in diretta da Più libri più liberi da venerdì 7 a domenica 9, ha proclamato oggi il suo Libro dell’Anno 2012. Dopo Gomorra di Roberto Saviano, Storie di uno scemo di guerra di Ascanio Celestini, Mal di pietre di Milena Agus, Necropolis di Boris Pahor, Nel mare ci sono i coccodrilli di Fabio Geda, Piazza del Diamante di Mercè Rodoreda, Italia di Marco Lodoli, gli ascoltatori - chiamati a votare tra i 12 libri del mese che loro stessi hanno eletto durante l’anno - hanno scelto Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas (Marcos y Marcos). Nell’ultimo giorno di fiera, visita del ministro dell’Ambiente Corrado Clini, che ha partecipato all’incontro organizzato dall’Espresso Dall’Ilva a Malagrotta: le grandi emergenze ambientali d’Italia, coordinata da Emiliano Fittipaldi: “Sono di ritorno dall’incontro di Doha e dico che a livello di accordi sul clima il bicchiere è pieno per un quarto. I Paesi europei, infatti, si sono impegnati a proseguire il programma di riduzione delle emissioni del 18% entro il 2020: ma sul totale delle emissioni, questi paesi contano meno del 20%. Il resto del mondo non ha impegni. Il rischio, dunque, è che la crescita delle emissioni continui e la situazione climatica si aggravi. Se gli Stati Uniti dopo la rielezione di Obama avessero deciso una posizione diversa, avremmo avuto un risultato migliore. Ci vuole un movimento internazionale che faccia forti pressioni”. Sulla vicenda dell’Ilva, il ministro ha commentato: “La storia di Taranto è un po’ come quella di Roma dei rifiuti. Sicuramente il gruppo Riva ha fatto molto meno di quello che avrebbe dovuto fare, ma questo è stato possibile perché il contesto delle amministrazioni che avevano le responsabilità dei controlli, compreso il Ministero dell’Ambiente, glielo hanno consentito”. Quello che è successo in questo caso, continua Clini, è che “quello che vediamo oggi è il risultato di un metodo di gestione del rapporto tra diritto di amministrazione e il diritto dell’impresa, punto di equilibrio inapplicabile”. Il nostro decreto è molto semplice: “Se Riva non lo attua, scatta una procedura di amministrazione straordinaria, noi rivendichiamo il diritto pubblico di subentrare nella gestione di questa industria strategica. Non c’è un contrasto tra noi e la magistratura. La Gip ha fatto benissimo a fare il provvedimento che ha fatto a luglio, era l’unico modo per interrompere questa spirale. Stiamo cercando col decreto legge su Taranto la riqualificazione del quartiere di Tamburi”. Anche lo scrittore Roberto Saviano è arrivato venerdì in fiera per una passeggiata tra gli stand, dove ha acquistato alcuni volumi e audiolibri, accolto con entusiasmo ed emozione dagli espositori e acclamato da alcuni visitatori. Lo scrittore ha subito twittato: “Mi piace frequentare le fiere del libro da lettore più che da autore. Preziosa piccola editoria”. Già dalla lezione inaugurale di Massimo Cacciari su Il libro nell’età dell’immagine un grande successo di pubblico agli incontri in programma. Sala stracolma e pubblico anche seduto per terra, per ascoltare Nanni Moretti leggere alcuni brani dei Sillabari di Goffredo Parise: da “Caccia” a “Cuore” fino a “Età”, “Donna” e “Giovinezza”, introdotto dallo scrittore e giornalista Antonio Pascale: “Parise ci insegna a indignarci senza la retorica dell’indignazione – ha commentato Pascale – e ci fa riflettere sull’Italia di oggi, dove appare vincente la figura del comico. Ma così perdiamo l'attenzione civile verso i sentimenti”, ha sottolineato tra gli applausi del pubblico. Grande successo anche per l’incontro con Andrea Camilleri, che ha chiuso idealmente la manifestazione presentando il suo libro Una voce di notte (Sellerio) e incantando, come sempre, il pubblico. Tanto che una signora si è portata la sedia da casa: “Avevo paura di non trovare posto”. Ci si è commossi con Fulvio Ervas, per il suo Se ti abbraccio non aver paura (Marcos y Marcos), il viaggio di un padre che attraversa l’America in moto insieme a suo figlio autistico. E ci si è indignati ad ascoltare la denuncia sociale di Günter Wallraff, il più celebre giornalista d’inchiesta tedesco autore di Notizie dal migliore dei mondi (L’orma editore), in dialogo con Fabrizio Gatti per raccontare le analogie tra due Paesi come “Italia e Germania, società che non credono più del futuro, che hanno un atteggiamento di chiusura verso i nuovi arrivati come gli immigrati e in cui le disparità sociali sono in aumento”. Il mondo del libro ha riflettuto su se stesso, in questa edizione dalla quale sono partite nuove importanti iniziative come il tavolo interministeriale per il libro e l’editoria annunciato dal Sottosegretario per l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri Paolo Peluffo, intervenuto a Più libri nella giornata di venerdì 7 dicembre, e l’osservatorio AIE sui blog per monitorare i flussi dei blogger sulle vendite dei libri, annunciato stamattina nel corso del convegno “Nuove evidenze: i blogger muovono le vendite?” Sul futuro dell’editoria in un mondo sempre più digitalizzato è intervenuto Michael Healy, direttore esecutivo del Copyright Clearance Centre, che nell’era di Kindle, di Amazon e del self publishing ha lanciato una sfida alla comunità degli editori:“Dovranno esplicitare il loro ruolo. Senza dimenticare che c’è un universo di lettori che ci guarda per essere ispirato, che si fida”. Non solo libri, in ogni caso. Perché anche il mondo della grafica, del fumetto e della musica è stato un grande protagonista di questa edizione. Successo strepitoso per il giovane fumettista romano Zerocalcare, protagonista di From Zero to hero: storia di un bestseller suo malgrado, che venerdì ha firmato ininterrottamente copie dalle 12.30 alle 20, subito acclamato come un eroe sul web. E successo di pubblico anche per la presentazione della graphic novel Tempo materiale di Luigi Ricca (Tunué), tratta dal romanzo cult di Giorgio Vasta e di Le avventure di Huckleberry Finn con il testo di Antonio Tettamanti e disegni di Lorenzo Mattotti (Coconino press). Molto apprezzato il musicista Gian Maria Testa, che alla presentazione di Ninna nanna dei sogni realizzato con Altan (Gallucci editore) ha confessato ridendo: “Mio figlio in realtà mi ha detto che ho una voce troppo bassa!”. E l’esibizione musicale di Patrizia Cavalli, Chiara Civello, Andrea Di Cesare e Diana Tejera, a cura di Voland per la presentazione di Al cuore fa bene far le scale di Patrizia Cavalli e Diana Tejera. Più libri più liberi dà appuntamento alla dodicesima edizione dal 5 all’8 dicembre 2013.

domenica 9 dicembre 2012

Incontri con gli autori in libreria - Dicembre 2012 (parte 2)

Vi segnaliamo i seguenti incontri nella nostra zona


Libreria Nuova Europa I Granai


VENERDI’ 14 DICEMBRE ORE 18.00

VITTORIO SGARBI

NEL NOME DEL FIGLIO:Natività, fughe, passioni nell’arte
Bompiani
____________________________
DOMENICA 16 DICEMBRE ORE 17.30

ALBERTO ANGELA

AMORE E SESSO NELL’ANTICA ROMA
Mondadori


lunedì 3 dicembre 2012

Incontri con gli autori in libreria - Dicembre 2012 (Parte 1)


Vi segnaliamo i seguenti incontri nella nostra zona


Libreria Nuova Europa  I Granai 


VENERDI’ 7 DICEMBRE ore 18.00
ANDREA DE CARLO
Firma copie del libro
Villa Metaphora
Bompiani
___________________________
SABATO 8 DICEMBRE ore 12.00
FRANCO DI MARE
Firma copie del libro
Il Paradiso dei Diavoli
Rizzoli

giovedì 29 novembre 2012

Più libri più liberi



Dal 6 al 9 dicembre 2012 al Palazzo dei Congressi a Roma, si terrà la Fiera della piccola e media editoria, arrivata alla 11a edizione di  Più Libri Più Liberi.

Vi consiglio vivamente la visita alla fiera, che peraltro si trova relativamente vicina alla nostra scuola.

Ricordo ai colleghi docenti che possono accreditarsi online per l'ingresso gratuito, oppure presentarsi al botteghino e richiedere lì l'ingrasso gatuito.

Sul sito ci sono tutte le informazioni, buona visita  lettura a tutti!

Quest'anno oltre alla mostra è partita una nuova iniziativa Più libri più luoghi con appuntamenti in giro per la città:


PIU’ LIBRI PIU’ LUOGHI 2012

Eterogeneo ed esteso (140 appuntamenti in 50 luoghi della città) il programma di Più libri più luoghi è una delle grandi novità dell’edizione 2012 di Più libri più liberi, un vero e proprio circuito off che sta alimentando decine di luoghi cittadini con eventi culturali, incontri e spettacoli. Alcuni appuntamenti si sono già svolti a partire dal 19 novembre, altri sono tuttora in corso (tra gli altri, la mostra Santi Sultani e Gran Capitani in camera mia alla Biblioteca Nazionale Centrale, dedicata al centenario dalla nascita di Elsa Morante e di cui sarà effettuata una visita guidata durante la fiera, la mattina del 7 dicembre; l’omaggio allo scrittore Guido Morselli presso la Libreria ‘900 di Carta, alle fiabe illustrate dei fratelli Grimm alla Biblioteca Europea e la mostra per i 150 anni dalla nascita di Emilio Salgari alla Biblioteca Goffredo Mameli). Molti altri punteggeranno il calendario delle giornate romane da qui al 6 dicembre, giorno d’inizio della fiera. Per esempio, la premiazione del concorso di fumetti Tutta un’altra storia (30 novembre, Biblioteca Guglielmo Marconi), gli incontri di lettura e scrittura creativa per bambini a cura di Magic BlueRay, dedicati ai duecento anni delle fiabe dei fratelli Grimm (1° dicembre, Biblioteca Corviale), la presentazione in anteprima del primo numero di Orlando, rivista letteraria a cura di Paolo di Paolo (4 dicembre, Teatro Biblioteca Quarticciolo), la mostra delle illustrazioni di Stephanie Blake Simone, le avventure di un superconiglio (6 dicembre, Casina di Raffaello), i laboratori “a kilometro zero” con l’illustratore Alessandro Lumare (6 dicembre, Eataly Roma), la mostra di Fabian Negrin dedicata ai fratelli Grimm (6 dicembre, Goethe Institut), la mostra fotografica Nel selvaggio mondo degli scrittori che riprende gli autori nel loro habitat ideale (6 dicembre, Palazzo delle Esposizioni). Ma si tratta solo di qualche esempio all’interno di un programma fittissimo che comprende presentazioni di libri, laboratori e letture per bambini, proiezioni cinematografiche, concerti musicali, spettacoli teatrali, reading e persino una festa capoverdiana, tra aperitivi e danze etniche. L’intero cartellone degli eventi di Più libri più luoghi, compresi quelli concomitanti con il weekend di Più libri più liberi è disponibile sul sito www.plpl.it (alla voce “Programma”).  



mercoledì 7 novembre 2012

Mia adorata madre


fonte della foto qui

Ed ecco, per gentile concessione dell'autore, il racconto inviato che si è classificato 12° nel concorso "La scrittura non va in esilio" 2012  indetto dal Centro Atalli ed aperto a tutte le scuole medie secondarie italiane.
Posso dire che siamo davvero orgogliosi?

Racconto

di Valerio Orazi

Mia adorata madre, se solo esistesse una parola per descrivere la gioia che ho provato nell’aprire la tua lettera, allora la userei mille volte. Non immagini l’angoscia in cui ho vissuto fino ad ora, ignorando la tua sorte e quella di mio fratello: Karim era così piccolo... Ma d’altronde sarà cresciuto molto da quando vi ho lasciati. E dovresti vedere come sono cresciuto io!! Saresti fiera di me, se solo potessi vedermi. I mille viaggi, le torture, i soprusi, gli stenti, le lacrime, la nostalgia, la disperazione, e infine il sollievo che ti ho già descritto mi hanno cambiato profondamente. 

fonte della foto qui

Il mio amico egiziano Jamal dice che sono un uomo che mentre sorride con la bocca piange con gli occhi, e forse ha ragione. Ho accettato ormai ogni ricordo doloroso, ma la ferita rimarrà per sempre dentro di me, come un marchio di fuoco. Non rimpiango il Rwanda, la mia patria maledetta, covo di miserabili, violenti e avidi che mi hanno costretto alla fuga solo perché su un pezzo di carta c’era scritto in rosso “Hutu”. Questo conflitto spaventoso non ha senso: arricchisce i viscidi, spezza vite e divide famiglie. O no, non è questo il paese di cui ho nostalgia. Ma mi mancate voi, la mia cultura, i prati e le foreste, insomma la mia terra, sconvolta e devastata dalla furia cieca delle persone. Ed è per questo che un giorno vorrei ritornare, per cambiare le cose, perché so che il Rwanda è questo e non la miseria da cui sono fuggito. Qui in Italia è tutta un’altra musica. C’è libertà, c’è cultura, c’è storia, ma non c’è coscienza di tutto ciò. Non si apprezza quello che si ha, si da per scontato. Non é il paese perfetto che immaginavo; la gente qui è di due tipi: quelli che ti guardano con disprezzo, con odio o con paura, e quelli che ti guardano con finta compassione, alla disperata ricerca di una storia strappalacrime da raccontare agli amici e dimenticare in un attimo. Ma non ho bisogno né di disprezzo, né di compassione. Io vivo la mia vita e basta. E poi ci sono le brave persone, quelle che ti trattano come un essere umano, quelle che guardano gli occhi e non il colore della pelle, quelle che si sentono quasi in colpa per essere così fortunati. Proprio una di queste persone mi ha dato lavoro, un lavoro temporaneo ma legale e onesto: lavoro alle pompe di benzina, che qui sono ormai il perno centrale del continuo tran-tran quotidiano. Sì, non è molto, ma è solo per trovare un po' di soldi per voi, nell’attesa di un posto migliore. Sono riuscito a prendere in affitto un piccolissimo appartamento con Jamal, ci dividiamo le spese e così avanza qualcosa per noi. Non è male come posto, piccolo ma pulito e accogliente. Però anche questa è una sistemazione provvisoria: spero di poter avere un giorno una bella casa luminosa e spaziosa, dove potervi accogliere ogni volta che vorrete. Sono finalmente uscito dal labirinto della burocrazia italiana: ieri, dopo un anno e mezzo vissuto da immigrato in un centro d’accoglienza, sono stato finalmente riconosciuto come profugo e ho ottenuto le preziose carte che mi permettono di rimanere legalmente qui. É stata dura, davvero... Sbattuto di qua e di là, mandato in uffici, interrogato, sale d’aspetto, lunghe file, fogli, moduli: un inferno di carta da cui non vedevo l’ora di uscire. Adesso finalmente l’attesa é finita, e posso cominciare a riprendermi la mia vita. Ero solo un ragazzo quando sono partito, ma nel lungo esodo, nella fuga per la vita, non c’è posto per i ragazzi: o diventi un uomo alla svelta, o muori. E io sono ancora vivo. Sono sorpreso dell’inaspettata ospitalità che vi hanno offerto gli zii. Fortunatamente sono abbastanza umani da non voltare le spalle al vostro disperato grido d’aiuto, e nonostante per la nostra famiglia siano praticamente degli estranei, rimangono pur sempre parenti, e li ringrazierò sempre per aver salvato la vita a te e a Karim . Da quello che mi hai raccontato, il trascorrere del tempo nel vostro nuovo e sperduto villaggio è tranquillo e pacifico: tienitelo stretto, perché è forse l’ultimo pezzo di quello che un tempo era il vero Rwanda. Sapendovi finalmente al sicuro, fuori da quello scempio e in buona compagnia, la mia ansia si è placata, e posso iniziare a sperare che le cose si stiano sistemando un poco alla volta, e che il puzzle stia lentamente riprendendo la forma di un’esistenza dignitosa. Vorrei poterti riabbracciare, giocare alla lotta con mio fratello, correre per i boschi, darti una mano a lavorare i campi, ritornare alla mia infanzia rubata, ma quel tempo è ormai finito e non tornerà più. Nonostante ciò, sono sicuro che un giorno, forse anche tra anni e anni, i nostri occhi potranno finalmente incontrarsi, le nostre mani sfiorarsi, e quello sarà il giorno in cui un figlio lontano ritroverà finalmente l’affetto della madre. É con questa speranza, anzi certezza, che ti saluto dal più profondo del mio cuore, che seppure indurito e ferito, si sta lentamente rimarginando. Porta i miei saluti agli zii, ringraziali ogni giorno per il loro aiuto, e posa delicatamente un bacio sulla fronte del mio fratellino, perché questo è quello che farei io se fossi lì. Allego alla lettera quel poco di soldi che posso inviarti senza finire per strada, sperando che vi aiutino un po’.

Un abbraccio forte e vero, che spero ti rallegrerà. Aspetto con ansia vostre notizie...


 Tuo figlio, Ahmed

martedì 30 ottobre 2012

La scrittura non va in esilio - Concorso letterario 2011-2012







Le attuali classi 4D e 4 I hanno partecipato nell’anno scolastico 2011-2012 al progetto promosso dal centro Astalli “La scrittura non va in esilio”. Un percorso con concorso letterario che chiedeva ai ragazzi di "cimentarsi nella stesura di un racconto che affronti un tema a scelta tra quelli proposti dai progetti: il diritto di asilo, l'immigrazione, il dialogo interreligioso, la società interculturale."

Il Centro Astalli si occupa di dare assistenza ai perseguitati per motivi politici, razziali e religiosi.
Gli allievi hanno avuto modo di conoscere le realtà diversificate degli esuli ascoltando le loro testimonianze in occasione di una visita al centro, guidata dagli operatori dello stesso.


I ragazzi hanno letto il testo” Terre senza promesse” che appartiene al progetto "La lettura non va in esilio", una raccolta di racconti di esuli, ciascuno preceduto una introduzione scritta da scrittori e giornalisti italiani.

Con l'ausilio dei docenti, gli allievi hanno, inoltre, preparato un incontro che ha avuto luogo presso il nostro Istituto a cui hanno partecipato operatori della Croce Rossa Italiana che lavorano al centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, una mediatrice culturale, un esule proveniente dal nord Africa e una ex-esule istriana.

La classe 3 D (attuale 4D) ha partecipato al sopra citato concorso letterario "La scrittura non va in esilio" che premia i migliori dieci 10 racconti e siamo orgogliosi di dirvi che, pur non rientrando nei primi dieci, un alunno della 4D si è classificato 12° in questo concorso, aperto alle scuole superiori italiane, ottenendo, con il racconto "Mia adorata madre",  un riconoscimento importante da una giuria composta da scrittori e giornalisti.

Inoltre, la fondazione Centro Astalli ha deciso di assegnare una menzione speciale all'Itas Giuseppe Garibaldi nell'ambito del premio letterario, per il lavoro "Un racconto tutto da giocare" scritto dalla classe 3I (attuale 4I).  Nella comunicazione dell'assegnazione si legge: " si tratta di un riconoscimento all'alto valore didattico ed educativo che si evince dall'elaborato inviato in Fondazione".

Che dire..se non bravi, ragazzi!!! e brave le colleghe di italiano :)))


Vedi anche Terre senza promesse

sabato 27 ottobre 2012

Terre senza promesse ed intervista ad Andrea Camilleri




Terre senza promesse è il titolo del libro a cura del centro Astaldi  edito da Avagliano editore, che contiene 10 racconti scritti da rifugiati. presentato alle classi partecipanti al progetto "La scrittura non va in esilio"

"Somalia, Eritrea, Etiopia: da questi Paesi proviene la maggior parte delle persone che oggi salpano dalla Libia per cercare asilo in Italia. Sono spesso volti senza nome che si susseguono nei servizi dei telegiornali, capaci di suscitare pietà ma soprattutto paura.
Il Centro Astalli ha voluto dar voce a questi uomini e queste donne, persone normali costrette loro malgrado a vivere esperienze straordinarie, a lasciare la loro casa, il loro Paese, la loro famiglia per ricominciare da zero in una terra straniera. Dieci di loro hanno avuto la forza e il coraggio di confidare la propria storia, i viaggi disperati, le minacce e le torture subite. Hanno raccontato com’era la loro vita prima della fuga e cosa hanno trovato qui in Italia.
Ciascuna testimonianza è accompagnata dall'introduzione di uno scrittore italiano (Lerner, Camilleri, Bianchi, De Luca, Arslan, Bellu, Albanese, Lakhous, Mazzucco, Celestini) in una sorta di dialogo a distanza che diventa simbolo di scambio e arricchimento reciproco".







INTRODUZIONE 
Degli uomini e donne che sbarcano in condizioni disperate sulle coste del nostro Paese non sappiamo granché. Talora ci viene detto che sono molti, troppi. I telegiornali ce ne restituiscono immagini che sono diventate banali, ripetitive, già viste. Ma chi lavora al Centro Astalli ha il privilegio di incontrare molti di loro e, a volte, di chiedere loro di raccontare qualcosa di sé. Parlare con un rifugiato apre una prospettiva profondamente diversa sul mondo, sull’attualità, sul significato profondo di parole usate e abusate come libertà, democrazia, diritto. È un’esperienza che riteniamo importante condividere. Così nasce questo libro. Quelle raccolte in questo libro sono storie più comuni di quanto si immagina. Solo che, di solito, non si ha modo di sentirle. 
Non è facile. Non è facile per loro trovare le parole, non è facile per noi ascoltarle. Questi racconti di vita non hanno ancora un lieto fine. Sono storie in corso, raccontate in presa diretta. Come finiranno dipende anche da noi, i loro nuovi vicini di casa. Dipenderà anche da piccole cose assolutamente alla nostra portata: come li guarderemo sull’autobus, se permetteremo o meno che i nostri figli frequentino i loro, se ci interesserà a meno scambiare con loro qualche parola quando li incroceremo sul pianerottolo. Per questo abbiamo chiesto a dieci esponenti della cultura italiana di conversare a distanza con i rifugiati che hanno voluto condividere la loro esperienza, aggiungendo al racconto un’introduzione, un commento. In molti  casi, anche i controcanti contengono ricordi autobiografici o familiari. Questo non ci ha meravigliato. Leggendo le testimonianze di questi giovani uomini e donne, tutti provenienti dai Paesi del Corno d’Africa, la sensazione di aver qualcosa in comune con loro, pur nella diversità delle esperienze, è molto forte. Non soltanto perché l’Eritrea, l’Etiopia e la Somalia hanno condiviso con l’Italia un pezzo di storia rilevante, che tendiamo a dimenticare o a rimuovere. Ma soprattutto perché i sentimenti che troviamo descritti con parole semplici e sobrie  sono universali, appartengono profondamente a ciascuno di noi. I rifugiati sono persone comuni che si vengono a trovare in circostanze eccezionali. 
Rifugiati si diventa all’improvviso, senza averlo voluto e, a volte, senza avere fatto nulla di straordinario. Per alcuni, ad esempio per i giornalisti, può essere addirittura sufficiente svolgere con coscienza il proprio lavoro. I giovani che ci hanno raccontato la loro storia ne sono la dimostrazione. Nei loro ricordi sono ancora freschi i particolari della vita prima della fuga: i sapori, gli odori, i piccoli gesti banali della quotidianità. Leggiamo dello studente in ansia per gli esami, della ragazza che litiga con i genitori per uscire con il fidanzato, della madre preoccupata per il futuro dei figli. Sono queste stesse persone che poi diventano, loro malgrado, protagoniste di esperienze che riusciamo a stento ad immaginare. Sono persone come loro che perdono la vita, ogni giorno, nel Mediterraneo. I protagonisti di queste storie, in un certo senso, ce l’hanno fatta. Non hanno ancora vinto del tutto, ne sono consapevoli. Nessuno di loro ha ancora ritrovato una stabilità paragonabile a quella che hanno perso con la fuga. Ma non si sono ancora arresi e hanno molto da dirci. 




martedì 23 ottobre 2012

Un racconto tutto da giocare


fonte dell'immagine qui

PREFAZIONE
Questo è il risultato di un lavoro corale. Tutti i ragazzi della classe della attuale 4I, dopo aver accettato con entusiasmo di partecipare al concorso hanno cercato di realizzare una storia che li rappresentasse al meglio.

Hanno inventato una situazione particolare all’interno di una cornice insolita. E’ nata così l’idea di un "racconto tutto da giocare" dove si immagina che alcune persone, i protagonisti, "chiusi" all’interno di un campo profughi, possano intraprendere un viaggio, questa volta, però, virtuale.

 
Un tabellone giallo darà la possibilità di ripercorrere le tappe del cammino mediante il ricordo. In una successione temporale scandita dal lancio di dadi, prendono vita alcuni  personaggi.  Frammenti di emozioni  danno voce a Mohamed, Ali, Aisha, Fatima e altri che attraverso il coro saranno loro compagni di strada.

… Ed ora tira il dado, tocca a te ...
                                                           
 prof. Paola Risoldi                   
 docente di lettere della 3I (2011-2012), referente del progetto.


fonte dell'immagine:Wikipedia


REGOLE DEL GIOCO

Questo  che proponiamo è un gioco semplice. Per iniziare bisogna aprire  il tabellone, posizionare le  pedine, le carte degli imprevisti e delle probabilità e mettere il dado al centro. Tutto ciò è contenuto nella scatola. 
Lo scopo del gioco è arrivare, dove non importa, ma arrivare e ricominciare senza rinnegare le proprie origini. I giocatori si divideranno in quattro o sei squadre. A turno si lancerà il dado proseguendo sulle caselle in senso orario. I partecipanti dovranno rispettare le indicazioni scritte su ciascuna casella raggiunta… buona fortuna.


Introduzione
Il bisogno per molte persone di lasciare il proprio paese d'origine ha radici antichissime, le cui ragioni vanno ricercate nelle guerre, persecuzioni, questioni economiche o politiche che sono presenti in molte parti del mondo. Somalia, Eritrea, Etiopia: da questi paesi proviene la maggior parte di coloro che chiedono asilo in Italia.

Situazione iniziale
Sono ormai due mesi che siamo qui, in questo campo d'accoglienza che si trova su un'isola a poca distanza dall'Italia. Oggi purtroppo non è una bella giornata, non solo per il fatto che piove a dirotto, manche perché questo tempo mi ricorda il terribile viaggio che ho dovuto affrontare per arrivare fino a qui.. Il tempo non passa mai. Nella testa passano i ricordi, tanti, troppi. Mi sposto, vado sotto una tettoia per non bagnarmi. Incontro Mohamed e tanti altri. Nella mente….ripassano i ricordi, mi risposto, mi re-inseguono. Dovunque io vada. Non riesco a scappare da tutto questo. Dovrò affrontarli, misurarmi con essi in una sorta di sfida.

Lancia il dado casella n.1

Coro
È l'inizio di quest'arduo viaggio
Motivato dal più sentito disagio
Di non appartenere a questa tanto amata terra
Brutalmente sfigurata dalla guerra.

Inizio del viaggio
Sono partito dal mio paese che avevo 9 anni. I miei genitori hanno pagato delle persone per portarmi fino al confine con l'Egitto, di notte andavamo tranquillamente, invece, di giorno ci dovevamo nascondere sotto i sedili del camion oppure dentro gli scatoloni.

Coro
Partii con lo stretto necessario,
abbandonando l'affetto della famiglia cara,
guidato da un armato mercenario
che non si degnava durante questo calvario,
di procurar ai miei compagni caduti una piccola bara.

Lancia il dado casella n.2

Io e mia madre invece scappammo per la prima volta quando io ero più o meno ancora una bambina, ciò che abbiamo vissuto non potrò mai dimenticarlo. Prima destinazione Sudan. Poi ancora in viaggio con altri migranti. Raggiungemmo la Libia e poi verso l'Europa. Se è vero che la vita è un gioco, noi siamo come pedine su una scacchiera mossa dal caso…e allora, che il gioco cominci!

Lancia il dado. Imprevisti: Pesca una carta


Motivazioni
I motivi di persecuzione devono essere fra i cinque elencati nell'articolo 1 A della convenzione sui rifugiati: razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinione politica. La persecuzione per ogni altro motivo non sarà considerata.
Cosa sai fare….mi chiederanno…correre risponderò! Ed infatti è da quando sono piccolo che corro dietro alle gazzelle. Mi piacerebbe continuare. Credo che farò l'atleta.
Il desiderio più grande è quello di diventare un calciatore perché fin da piccolo, per passare il tempo, giocavo con i miei amici a pallone in una stradina vicino ad un fiume, dove le nostre madri attingevano l'acqua, lavavano i pochi indumenti che avevamo e dove noi facevamo il bagno quando eravamo liberi dalle incombenze familiari.

Lancia il dado tocca a te casella n.3

Cosa farò?
Una volta in Italia, spero tanto di fare il fruttivendolo perché fin  da piccolo aiutavo mio padre a coltivare il terreno e quindi da lì ho incominciato a interessarmi dell'agricoltura.

Coro
Fummo costretti a proseguire,
senza voltarci invano,
non potemmo sfogare le nostre ire,
su quel gran ciarlatano,
Ci abbandonò in una sperduta terra,
non tormentata dalla guerra,
ma non potendo la loro lingua capire,
fummo costretti a fuggire.


Lancia il dado tocca a te casella n.4

I miei ricordi
Ho sognato stanotte. Stavo vicino all'orto dietro la mia casa canticchiando una nenia che sentivo spesso da mia madre quando cullava mia sorella per farla addormentare. L'orto era ricco di piante cariche di frutti. I loro colori mi trasmettevano una serenità che, penso non sarà più possibile ritrovare.


Lancia il dado tocca a te casella n.5

Paura
La paura mi  avvolse come un onda violenta, su tutto il corpo quando gli spari del fucile impugnato dal militare, rimbombavano nelle mie orecchie.

Pesca una carta casella n.6

Imprevisti

Il carcere
Mentre fuggivo dalla casa dove sono nato e cresciuto arrivammo nel deserto dove siamo stati costretti a proseguire il viaggio a piedi. Dopo un giorno di cammino ci fermammo la notte per riposare qualche ora. Mi risvegliai con un fucile puntato in faccia, con le braccia legate e mi trascinarono in un furgone. Prima ancora di rendermi conto cosa stava succedendo mi trovai dentro una cella buia e fredda dove ho trascorso più di un anno senza capire il motivo della mia carcerazione.



Coro
Arrivammo in un porto abbandonato,
ove trovammo l'imbarcazione ambita
io non avrei mai rubato,
ma fui spinto dall'amore per la mia vita.



Deserto
Il deserto è sinonimo di morte proprio lì mia madre ebbe un malore ed avendo bisogno di cure e attenzioni che non poteva avere i migranti decisero di abbandonarla e…decisi di proseguire ma solo perché quel viaggio lo dovevamo fare insieme per cercare una vita migliore. Era una sorta di promessa e dovevo rispettarla alla fine è quello che avrebbe voluto anche lei.

Tira il dado retrocedi di una casella

Speranza o disperazione? Vincere o morire? Rialzarsi o cedere? Erano queste le parole che mi saltavano nella testa, sotto il sole cuocente del deserto. Mai sarei tornata indietro…un rimpatrio? Ma cosa…vuol dire rimpatrio? 

Tira il dado e salta un turno

Le definizioni entrano in gioco quando i paesi e le organizzazioni cercano di determinare chi è rifugiato e chi non lo è. I richiedenti asilo cioè coloro che richiedono  lo status di rifugiato in un altro paese di solito devono dimostrare individualmente che il loro timore è ben fondato.

Tira il dado casella n.7

Probabilità

La mia famiglia
intenso, molto intenso. Questo è l'unico aggettivo per descrivere il sogno di stanotte che mi ha portato indietro di mesi. Un ricordo che mi ha scosso. A tavola, io, i miei fratelli più piccoli, mio padre e mia madre pregando prima di mangiare. Sono passati nove anni e dentro di me c'è la speranza di rivivere un momento simile con loro.

Tira il dado casella n.8

La mia nuova famiglia
non ho mai avuto voglia di dimenticare vivendo il presente, guardando speranzoso al futuro. Tutto il mio trascorso fa parte della mia vita e vivrà sempre in simbiosi con me. Sarà sempre la mia ombra. Questo non mi ha impedito di vivere momenti profondi e felici con la mia nuova famiglia. Uniti ritroviamo la forza per riuscire, finalmente a  superare insidie e difficoltà. Sento, sentiamo di potercela fare.

Rilancia il dado casella n.9

La mia nuova vita
Da piccolo sognavo una vita normale, formare una famiglia ed il mio sogno più grande era rimanere vicino ai miei genitori. Da un momento all'altro però, tutti i miei sogni sono sfumati, ed ora mi trovo qui da solo, senza nessuno che mi insegni le regole di questo arduo "gioco".

Dado, casella n.10

Emozioni
Sono fuggito bambino da questa terra devastata. Da qui in poi sarà diverso, non migliore ma diverso. Solo questo. A volte mi guardo indietro vedo i miei genitori, i miei amici, il mio popolo, un popolo distrutto dalla guerra e dalla violenza. Di notte penso ai soldati che vennero a prendermi minacciando i miei cari: maledetti, maledetti loro e i loro simili. Siete solo bestie, pedine dei potenti senza cuore né anima. Tra i miei sogni c'è anche quello, un giorno, di poter perdonare.


Arrivo:
Partimmo alla volta di una nuova terra,
alla ricerca di un umile lavoro,
non volevamo trovar la guerra,
non volevamo trovar il tesoro.



La classe 4 I ha ricevuto una menzione speciale dal Centro Astalli per il lavoro sopra pubblicato. Nella comunicazione dell'assegnazione si legge: " si tratta di un riconoscimento all'alto valore didattico ed educativo che si evince dall'elaborato inviato in Fondazione".





mercoledì 3 ottobre 2012

Progetto Extensive Reading all'ITAS Garibaldi di Roma


The Picture of Dorian Gray - Stage 3

La nostra scuola nell'anno scolastico appena finito ha aderito al progetto Extensive Reading che viene continuato anche quest'anno.

La biblioteca, come centro di documentazione, pubblica una breve relazione scritta dagli studenti in merito a questa esperienza.

L’extensive reading è un progetto che è stato proposto dall’Ambasciata inglese ad alcuni professori di lingua e letteratura inglese delle scuole italiane al fine di far conoscere e invogliare gli studenti alla lettura della lingua inglese. A questo proposito l’ambasciata ha messo a disposizione dei professori le edizioni facilitate di diverso livello e genere di opere in lingua inglese perché si ritiene che leggere per 20 minuti un libro in inglese equivale a parlare per 2 ore con una persona di madrelingua.
Classe 3A

Prima di cominciare il progetto abbiamo fatto un test per vedere il nostro livello di inglese e poi alla fine del progetto ne abbiamo fatto un altro per vedere i miglioramenti che in effetti ci sono stati. Per agevolare i ragazzi, come abbiamo già detto, sono stati messi a disposizione vari livelli per aiutare anche chi ha difficoltà nel comprendere la lingua inglese. Il progetto è durato tutto l’anno scolastico e comprendeva oltre alla lettura, esercitazioni in classe per ampliare il nostro vocabolario.
Francesca Ferrantini & Andrea Pietrangeli 3°A

«L’extensive reading è un progetto finalizzato ad aumentare la lettura in lingua inglese dei giovani adolescenti. La prima volta che la prof.ssa portò i libri in classe non la presi sul serio per la piccola dimensione e per le poche pagine perché solitamente io leggo libri di più di 500 pagine (almeno!) ma poi, leggendone uno dopo l’altro ho cominciato ad appassionarmi alla lettura in lingua straniera e mi sono comprata alcuni dei libri che avevo letto in dimensione ridotta anche in italiano! Il libro che mi è piaciuto di più è stato “Hamlet” perché adoro la storia su cui si fonda e il modo in cui lo scrittore scrive i suoi romanzi. Il libro che mi è piaciuto di meno, invece, è stato “Sense & Sensibility” perché non sono riuscita a comprendere tutte le parole, nonostante sia riuscita comunque a leggerlo tutto, dato che Jane Austen è la mia scrittrice preferita! Credo sia stato un progetto utile e divertente, forse anche alternativo per studiare la lingua inglese.»     
Federica Zongoli 3°A


  
«La cosa che mi è più piaciuta del progetto dell’extensive reading è stato il fatto che ognuno era indipendente di fare le proprie scelte riguardo al tipo di lettura e alla velocità di lettura. Non c’era nessuno che ti criticava su quanti libri avessi letto o sul livello che avevi scelto. Ognuno era libero e indipendente di scegliere ciò che voleva. Inoltre ricevere premi, gli attestati alla fine di ogni mese (chi aveva letto più libri in quel mese, chi aveva scritto meglio in quel mese e chi era migliorato maggiormente in quel mese) era molto gratificante. I progressi ci sono stati. La visita alla villa Wolkonsky (residenza dell’ambasciatore inglese a Roma) è stato il tocco finale. Magnifico.»
Elisa Santaroni 3°A



Classifica libri più letti:

Level 1 : White Death, Titanic

Level 2 : Romeo and Juliet, Canterville Ghost, S.Holmes and the short story, The love of king

Level 3 : The picture of Dorian Gray, Chemical secret, A Christmas carol

Level 4 : Little woman, Treasure Island

Level 5 : Ghost stories, David Copperfield

Level 6 : Pride and prejudice

                                                                                                          Tiziano Iacuitti 3°A
A cura del docente bibliotecario:

Ulteriori approfondimenti

http://extensivereading.net/docs/tebiki_GREng.pdf
http://ukinitaly.fco.gov.uk/it/news/?view=News&id=778233982
http://en.wikipedia.org/wiki/Extensive_reading

sabato 9 giugno 2012

Global English Challenge all'I.T.A.S. Garibaldi




Già la parola challange è positiva in sè,  la sfida dalla quale imparare, che può renderci più forti, può essere utilizzata a nostro vantaggio, a nostra volta quello che impariamo lo possiamo utilizzare per aiutare gli altri e imparare nuove strategie.

Quest'anno le classi 3 A e 4A  hanno accettato la sfida di misurare la loro competenza linguistica con quella di altri studenti che imparano l'nglese come seconda lingua.

Ci raccontano:

"Noi abbiamo aderito a questa iniziativa, sottoponendoci al test online, che ci ha rivelato le nostre competenze confrontate con il resto del mondo.

Per svolgere il test veniva dato un tempo massimo di un'ora. Noi ragazzi ci siamo sentiti messi alla prova, concentrati e allo stesso tempo tranquilli.

Il test era strutturato nelle seguenti aree:

Comprensione (10 domande) 
Grammatica e vocabolario (50 domande) 
Lettura (10 domande)


I test dell' EF sono classificati in base a dei livelli che identificano gli studenti, in base alle competenze, in: Basic User ( A1/A2), Independent User (B1/B2) e Proficent User (C1/C2). Ognuno di noi ha ricevuto un attestato con il risultato conseguito personalmente.





Ed ecco come l'Italia si  é  posizionata.


Classifica generale dei paesi

1
Danimarca
72%
2
Norvegia
69%
3
Svezia
69%
4
Austria
65%
5
Ecuador
63%
6
Colombia
62%
7
Russia
57%
8
Venezuela
56%
9
Polonia
55%
10
Germania
54%
11
Spagna
51%
12
Finlandia
50%
13
Italia
49%
14
Turchia
47%
15
Svizzera
46%
16
Francia
45%

venerdì 13 aprile 2012

Palermo - Milano si può convivere fra italiani!!!




Nello spettacolo Terrybilmente Divagante, che è andato in onda il 10 aprile 2012 su Rai Due, la comica Teresa Mannino affronta con la deliziosa ironia che la contraddistingue il tema della diversità di temperamento e comportamento tra persone di diverse città e regioni. La diversità. Un tema di grandissima attualità in un periodo di vergognosa intolleranza e deprecabile razzismo nord-sud fatto di egoismo, disinformazione, mistificazione, populismo e qualunquismo.  A volte solo la satira ci dimostra che invece ancora ce la possiamo fare. Insieme!!!
Ridere dei nostri reciproci difetti, riconoscere i propri e non solo quelli degli altri è utilissimo.
Chi è per la pace e non la guerra,  lo dimostri iniziando da casa propria, con il proprio vicino di casa. Chi è veramente cattolico e non solo a parole, lo dimostri, amando il suo prossimo come se stesso - almeno!
Chi è per la conservazione delle proprie usanze e non per l'appiattimento culturale, apprezzi anche le usanze altrui.

I padri e la madri costituenti all'articolo 5 della Costituzione hanno scritto:

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.


Spunti di riflessione
Napolitano, Giorgio Una e indivisibile. Riflessioni sui 150 anni della nostra Italia,  Rizzoli, 2011



Ed ora buona visione  riflettete e commentate !!!

Terrybilmente Divagante



E ricordate che Ridere fa bene
cf per opinione contraria Eco, Umberto, Il nome della Rosa,  qualunque edizione, luogo e data di pubblicazione :))





mercoledì 7 marzo 2012

e-books: un po' di informazioni tecniche

http://www.ebookreaderitalia.com/linsostenibile-pesantezza-degli-ebook-reader-in-biblioteca/


epub

ePub, (abbreviazione di electronic publication, "pubblicazione elettronica"

standard aperto specifico per la pubblicazione di libri digitali

da settembre 2007 è lo standard ufficiale dell'International Digital Publishing Forum (IDPF) - un organismo internazionale no-profit al quale collaborano università, centri di ricerca e società che lavorano in ambito sia informatico che editoriale. Lo standard ePub sostituisce, aggiornandolo, l'Open eBook (OeB), elaborato dall'Open E-book Forum[1].

Il formato ePub, benché ancora giovane, si sta affermando come standard più apprezzato e diffuso nei moderni lettori di eBook e nel mondo dell'editoria digitale.

http://it.wikipedia.org/wiki/Epub

Un eBook (anche e-book) in italiano libro elettronico[1] o e-libro[2], è un libro in formato elettronico (o meglio digitale)

eBook reader, termine con il quale si intende sia il dispositivo hardware su cui l'e-libro viene letto sia il software che permette la lettura del file.

Nel caso ci si riferisca al dispositivo di lettura è più corretto riferirsi ad esso come lettore di e-book,

http://www.ebookgratis.it/

http://www.liberliber.it/

http://it.wikipedia.org/wiki/EBook_reader

http://en.wikipedia.org/wiki/Comparison_of_e-book_readers

martedì 21 febbraio 2012

E-Book sì E-Book no. L’elogio della Permanenza.




di Giuseppe Varone



Per un lettore serio, il senso di permanenza materiale
dell’oggetto libro è sempre stata
un’esperienza essenziale e in un mondo in cui tutta
l’esperienza si sta facendo fluida, l’immutabilità del
testo cartaceo è una certezza.


Jonathan Franzen




Crolla inesorabilmente, sotto gli occhi ora indolenti ora importunati di tutti, la grammatica del vivente, che trova la sua manifestazione più immediata nell’amata Città, con le sue forme, misure e logiche interne ed esterne, giacché l’uomo coevo, e non per questo sempre moderno, subisce o genera una virata in direzione dei cosiddetti non-luoghi, dei quali ne è divenuto l’emblema il Centro Commerciale. Luoghi-recipiente verso i quali li conduce, tali pellegrini senza fede e senza ragione, una bussola dallo scolorito color sanguigna e senza punti cardinali, impressa sul parabrezza che sempre più tende a coincidere con le cavità dell’orbita oculare, quando questa non ha scavato fino a fondo, alla ricerca di quel che è rimasto della materia cerebrale. Poiché la diritta via è smarrita, per altra sempre diritta e più facile via, si va in quei contenitori, dove poter trovare le nuove piazze, le nuove fontane e aiuole, spettri indistinti della più soverchiante e inquieta logica del commercio. Come, per esempio, nelle stazioni ferroviarie, dal momento che, per qualunque ragione si viaggi, sia che si abbia l’umor nero e melanconico sia che lo si abbia color della primavera, sempre più difficile si fa l’attesa in quei luoghi di transito, poiché faticoso se non impossibile risulta attendere seduti e magari al caldo, per pensare, leggere, conversare, studiare o semplicemente riposare. No, non si può, bisogna necessariamente muoversi, camminare, anche se si è degenti, anziani o stanchi, poiché marciare consente di guardare e prima o poi, specie se desiderosi di ristorare corpo e anima, spendere: per una rivista, un caffè con brioche, un sandwich, ma anche un eau de toilette o un pullover.
E se fuori non piove o non nevica, quando fuori per intendersi è un bel restare, anche lì spesso è impossibile sedersi, nostalgici come si è delle care vecchie panchine o dei muretti. Proprio loro, panchine e muretti, oggetti del vissuto, accanto ad altri dal fascino e dall’utilità inestimabili, come le cabine telefoniche, di quando le città erano il riflesso di una civiltà in costruzione, non necessariamente perfettamente funzionante, ma giovane e bella.
E capita che una città la si voglia anche scoprire, ma con buona pace degli automobilisti a troppi metri ormai da terra - Sopra Una Vettura -, dei conduttori I-Phone di autobus e degli sferzanti motocicli, nella ormai quasi totale assenza di ciclisti, verso di essi nostalgici non poco, al punto da volare nelle Terre Basse tutte le volte che si può, per vederli e seguirli nel loro esempio. Bisogna fare molta attenzione, perché mancano, e si può supporre ne verranno a mancare sempre più, i marciapiedi. Il marciapiedi, il più grande passo delle comunità civili e organizzate. Sono ridotti male e all’essenziale: per questo occorre aver premura e vergogna per le migliaia di persone che affollano le città, nel loro step sordo, tra asfalto e sampietrini divelti, tra pozzanghere e voragini, che fanno delle città, più che il centro del mondo, la rotta per andare al centro della terra, nel caso in cui ci si dovesse cascare dentro.
Ma la città, ogni città, deve essere attraversata, affinché la si possa conoscere e vivere. Eventualmente adattandosi anche con i mezzi di trasporto pubblico: così, come seduti in una poltrona legata a una giostra vorticosa, accomiatarsi da tutto per assistere alla grande prosa della città, dall’omnibus scaltro e consapevole. Ma nell’attraversamento quello che si vede è sovente cemento depositato su cemento. Dai sedili agitati i sognatori volano con la mente, arrivano fino all’Isola di Tory e lì ritrovano pace per i loro sensi e i loro occhi. Il cemento, sembrano dirsi, non deve vincere. Ma non occorre necessariamente arrivare alle antiche terre ove ancora lungo le coste riposano i Ciclopi, nei laghi profondi si risvegliano i Mostri marini e nei recessi più umidi della terra si preserva il gusto e la qualità del burro; sarebbe sufficiente desiderare che le città conservino ancora, come sempre è stato, un margine, un confine come quello tra cielo e mare, affinché all’uomo possa ancora palesarsi un orizzonte, un limite, o ancor meglio una meta, specie se inesplorata, se non altro per tentare di raggiungerla e oltrepassarla. Occorre che le città abbiano spazi che al grigio dei conglomerati cementizi facciano seguire il verde dei luoghi nei quali fermarsi, per vivere ciò che è più bello e salutare vedere, incontrare, ascoltare e odorare. Necessario è anche che fuori di essa (città) si staglino le campagne, laddove un tempo vi sono stati i villaggi, ossia le infanzie delle città stesse; campagne, perché no, con abitazioni, ma integrate all’ambiente, in nome di un rispetto che vuol dire anche economia, ecologia e quindi diritto e dovere di viverlo senza condannarlo all’estinzione.
Il temibile e oscuro gusto (specie italico) dell’abbandono e della rovina conduce il senso comune verso la rinuncia al modello per eccellenza di civiltà organizzata riferibile alla città: quella rinascimentale, concepita e realizzata a misura d’uomo ed esportata in tutto il mondo per ogni uomo che la volesse adattare al proprio habitat, ripensandola. Frotte di architetti dormono sonni inquieti, stanchi di stiparsi nei palazzi disumani dell’urbe, mentre la gente comune gli ingegneri senza progetto la stipa nelle periferie, come pure nelle campagne, essendo le periferie nient’altro che campagna della città coperta dall’espansione di quest’ultima. E così cambia il clima, il commercio, la qualità e il valore di ciò che in rimanenza è commerciabile, nonché i colori, gli odori, ma soprattutto i paesaggi e con tutto ciò lo stato d’animo degli individui, che quando restano, rinunciano al vivere civile. Ma soprattutto rinunciano al primo bisogno di una comunità, la felicità, poiché vivere male uccide nello spirito, quando non nel corpo. E di quello spirito che muore tutto passa e niente permane, ascoso e strozzato dalle ultime colate di una ingannatrice civiltà.
Il paesaggio, sia esso urbano o rurale, deve essere osservato, interpretato e vissuto nella sua capacità di rappresentazione dei mutamenti socio-ambientali, ma anche e soprattutto per le sue informazioni sulle relazioni emozionali esistenti tra i luoghi e coloro che li vivono e percorrono. Uno sguardo consapevole e critico, tale da concepire lo spazio come riflesso di una condizione mentale, laddove ogni attraversamento assurge a territorio dell’anima, a sfondo esistenziale, e in divenire a contenitore di pensiero e di progetto.
Un’intelligenza del reale comporta una politica territoriale, una trasformazione ambientale, una gestione della città come riflesso della componente umana, quindi antropologica e culturale. Se ciò viene meno, in quel riflesso confuso e debole, quando non ostile, occorre recepire gl’input di una società in decadenza, non tanto e non solo nelle sue abitudini e vessazioni, come sopra accennato, ma anche nella sua capacità di risposta e rivalsa. In sostanza il sottosuolo, o inconscio o io intellettuale che dir si voglia, irrompe ora indistintamente ora impetuosamente nel reale, nel segno di una scoperta: la scoperta dell’esistenza dell’altro, dunque di tutto ciò che quella realtà invero la trascende o più specificatamente la rende maggiormente affascinante, coinvolgente, avvincente, giacché nella variazione dell’angolo visuale di ciascun individuo essa viene percepita in modi e con strumenti differenti. Ma dai tempi più remoti e così probabilmente in futuro, la realtà da paesaggio fisico e tangibile, mosso e retto da leggi ingegneristiche, diviene moto dell’animo e riflesso dei suoi indefiniti e inafferrabili stati.
Ecco, perciò, che la rovinosa immagine di una realtà in decadenza, si fa storia di una dinamica che facilmente, nonché velocemente, si estende a tutte le storie degli uomini che a quella realtà vi partecipano vivendone altre: le storie universali della finzione narrativa; l’indagine sempreverde concepita con l’epos non tradotto nelle pieghe del cemento e della stoltezza quotidiana; la tramatura senza tempo e senza limiti di un romanzo esistito e resistente sui molteplici aspetti dell’esistente.
La realtà, verrebbe da dire, da sempre è considerabile degna di essere vissuta quando ricolma di significato. La vita, in ogni suo aspetto, strutturale e sovrastrutturale, quindi, è un simbolo. In sintesi, alla stessa maniera in cui la città può essere concepita come la sintesi delle facoltà del consorzio umano a riverbero della propria identità, creatività e orizzonte d’attesa speso con e per l’altro da sé, così l’arte, e in special modo la scrittura, quindi la lettura come esercizio di fruizione della stessa, assume una missione decisiva nell’insieme dei più determinanti, in senso sia positivo sia negativo, mutamenti sociali.
Tuttavia, alla stessa maniera in cui le città vanno immiserendosi sotto i nostri fiacchi o furiosi occhi; mentre, insomma, il mondo continua ad essere offeso, anziché assistere a un salvataggio nel senso antico delle nostre fortezze, diventiamo testimoni inermi del loro più totale declino. Certo, perché quando il giovane di oggi sarà adulto e poi anziano domani, non solo non vi sarà più alcuna città e luogo di ritrovo a ricordarlo, ma soprattutto nessun cartiglio, libro, rivista, album, ecc. a ricordarne la memoria sotto forma di gesto e di pensiero. Oh, certo, oggi si può ascoltare tutta la musica e leggere tutta la letteratura che si vuole, tra narrativa, saggistica, cronaca quotidiana, finanche la poesia, senza possedere niente che la trattenga; senza possedere niente che dia quella sostanza al dialogo che si può instaurare con lo scrittore che ti parla, che ha la stessa valenza del passeggiare in un parco, di sentire la brezza di una fontana nel centro della città, della brina sul vetro del bus quando al mattino si va a lavorare, della pelle morbida della donna che accarezzi con amore.
Come a dire che navigare su internet alla ricerca dei fasti veneziani sia la stessa cosa che navigare via mare verso di essa, per poi navigarla dall’interno, tra i suoi canali. Guardare Venezia (che è solo per avventura Venezia), conoscerne, gustandola, la gloria e l’architettura dall’esclusivo angolo visuale del cosiddetto “Canalazzo”, rappresenta un’esperienza unica; quel “Canal Grande”, che è vetrina di giorni epici per la Serenissima, quell’adorabile e misterica città senza strade, rorida di deliranti calle, con le facciate degli edifici molto curati proprio in quel lato maggiormente in vista ai visitatori di tutti i tempi provenienti via mare, con le fiancate più povere e funzionali. Il navigatore avvista il “padrone di casa”, il Campanile, e così Piazza San Marco e da quella veste, elegante, bizantina e superbamente babelica, intuisce che vi è un contenuto da scoprire; e così eccolo, una volta addentratosi, alle prese con labirintici sali e scendi tra calle e ponticelli, o tra magnificenze e leggende tra un canale e l’altro, viaggiatore scivolato in uno sfolgorio di rosso vermiglio, azzurre, verdi e dorate sinuosità. Così un libro, che a partire dalla rilegatura, dalla copertina e dal titolo, altro non è che una facciata, capace di racchiudere saperi e bellezze millenari; una finestra, un occhio sul tempo e sul mondo, con al suo fianco nient’altro che una fiancata senz’anima.  
Sarebbe un vero peccato che venisse meno una parte cospicua di sapere, sovente per troppo specialismo, indolenza o altro, e allora che ben vengano gli operatori del settore a rendere disponibile, senza danno agli amati alberi, opere di secoli lontani, opere di scarso interesse per i molti ma di grande interesse per pochi; e soprattutto per quanti vivono in luoghi decentrati o impediti nella deambulazione, per i più vari motivi, straordinario e civile poter offrire loro conoscenza. Inutile senz’altro comprare libri per il proprio soggiorno se poi non li si legge. Si può leggere una vita intera anche un solo libro, poiché tutte le volte che lo si legge, se è un buon libro è in grado di offrire stimoli e verità sempre differenti. Perché? Ma perché a cambiare è colui che lo legge. Quelle che il libro contiene sono verità universali. Possederlo, poi, vuol dire anche condividerlo. Fare in modo che un figlio, un amico o chissà chi un giorno possa vederlo e magari leggerlo. Una casa senza libri è una cassaforte senza denari: niente da nascondere; nessuna autentica ricchezza da rubare. Una città senza biblioteche o senza librerie è un contenitore senz’anima: preoccupiamoci della corsa verso i Centri Commerciali, gli Outlet e così via dicendo, giacché, togliendo a corpi vuoti punti di riferimento essi non sanno dove andare e scelgono, purtroppo, la rotta in direzione della quale si muovono in molti. Ebbene, quante persone albergano le biblioteche, reali o immortali, di carta o digitali. Sì, anche digitali, come ve ne sono nel Nord Europa, parcheggiando la bicicletta lungo il fiume, dopo aver preso un pallido sole per riscaldarti, connettendoti con il mondo, andandotene a casa, poi, con un libro nella borsa.
Un libro nella borsa, magari un classico. Cos’è un classico? Aiutandoci con il giovanile Calvino: «Si dicono classici quei libri che costituiscono una ricchezza per chi li ha letti e amati; ma costituiscono una ricchezza non minore per chi si riserba la fortuna di leggerli per la prima volta nelle condizioni migliori per gustarli».
Primo assunto, che già pone una questione: leggere nelle condizioni migliori.
E poi ancora: «I classici sono libri che esercitano un’influenza particolare sia quando s’impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale».
Un libro, dunque, che può diventare memoria collettiva, tra socioletto e idioletto. Si prenda, a questo punto, un classico: La Recherche di Proust.  
Anche Proust, al di là di qualunque riserva per il suo mormorante scrivere in ininterrotta rammemorazione, possiede delle potenzialità educative. Tende, cioè, laddove se ne ravviva una predisposizione, a far capire qualcosa di più, si potrebbe dire quel quid in più, a chi si accosta alle sue pagine, riguardo allo spessore degli inorganici oggetti abitanti i nostri spazi, silhouette inanimate del nostro quotidiano: le nostre stoviglie, il nostro specchio, le nostre scarpe, il nostro orologio da polso e da tavolo, così come tutto ciò che si può osservare fuori dalla finestra o dentro un quadro sulla parete dal colore purpureo, sulla quale si staglia una lampada cesellata a mo’ di civetta in stile Tiffany, tra innumerevoli altri, nostri e non solo: oggetti da contemplazione, che riempiono lo spirito se solo noi li riempiamo di senso. Ecco dunque che il caffè nero fumante intorbida la lente dell’occhiale ma fa guardare lontano, dove neanche un dipinto di Böcklin – e questo lo scrivo senza pensarlo sul serio – consentirebbe di arrivare in contemplazione.
La lettura di una pagina come quella della Recherche proustiana ci fa intendere come sia impossibile restare indifferenti agli oggetti che sono intorno a noi – o dentro di noi, come la madeleine che attraversa le labbra -, e ci lasciano indovinare come tutti, solo volendolo, siamo degli Ulisse joycianamente avvinti a una fluente, irrefrenabile e per questo fascinosa ordinaria realtà; e che tutti, alla maniera dell’omerico e insieme irlandese personaggio, siamo dei viaggiatori tra gli oggetti, attraverso gli oggetti e negli oggetti. Perché? Perché partecipiamo alle cose che abitano il nostro mondo consapevoli di non essere meri frantumi di una quinta scenica, bensì testimoni e attori di una scenografia caleidoscopica, raggiante e melanconica, chiamata esistenza. Nella spettacolare e misterica ordinarietà della nostra vita, come presenze attive, attraverso il potenziale che ci proviene dalla scrittura e dalla lettura, quindi dal pensiero e dalla poesia, muniamo l’esistente di una extra-ordinarietà, giacché in possesso dei sigilli, delle chiavi di lettura, potremmo dire delle password per accedere a ciò che si trova oltre, in quel displuvio tra realtà e finzione, tra storia e memoria: in sostanza, il nostro vissuto. 
Cosa ci insegna Proust, allora? Proust per avventura, lo si dica, poiché alla stessa maniera potrebbero aiutarci Manzoni, Goethe, Dostoevskij, Kafka o Fitzgerald, tra altri. Proust ci insegna, con la sua opera, che è possibile riconoscere quanto i libri sul comodino, quelli che amiamo, possano rendersi partecipi della nostra esistenza, quasi alla stessa maniera di quanto possano farlo le persone, gli amici, gli animali che tanto amiamo, i paesaggi in cui siamo soliti transitare e sostare, le opere d’arte che adoriamo contemplare. Ma ci insegna anche e soprattutto che i libri vanno toccati, letti e interiorizzati; gli amici incontrati e ospitati; gli animali curati, nutriti e coccolati, proprio come le persone; i paesaggi osservati e vissuti, camminando, correndo, pedalando, odorando, amando, attraversandoli ed essendone nel contempo attraversati; i dipinti, le sculture e tutti i capolavori antichi e moderni, sia un quadro di Vermeer o di Velasco, una scultura di Canova o un’architettura di Piano, una musica di Chopin o di un duo svedese, tutte queste vanno osservate, capite in contemplazione di solitudine e condivisione, a nutrimento delle speranze del mondo.
Quel libro oggetto che da anni sosta nello scaffale della Biblioteca comunale, nel soggiorno di famiglia o nella camera del B&B – si trovi a Ferrara o a Berlino -, ritrovato nell’inoperosità della torrida estate o nella notte di un freddo inverno, può innescare o rinnovare in noi quel piacere o dolore già vissuto nella nostra stanza, sul bagnasciuga, in un’aula universitaria, all’ombra di un grosso platano, nella cabina di un rumoroso treno o chissà dove, come fosse – almeno che non lo sia - la prima volta.  
Noi non possiamo sostituirci ai demoni del nostro destino, quindi non possiamo pretendere di sapere ciò che è e ciò che sarà; possiamo solo essere mossi dal vento delle passioni e dalla giustezza della nostra ragione, così come il vento per una nave assume la rotta del proprio viaggiare. Ma non possiamo scegliere quali oggetti acquisteranno un dì vera significanza e per questo motivo non dovremmo sbarazzarcene, poiché ogni epifania, ogni evento non accade per un solo istante, ma ci attraversa e permane, lasciando tracce nella memoria, nel gusto e nel carattere. Per un suono, uno sguardo, un colore, una parola, l’uomo non tarda a mutar di spirito e d’umore.
Un libro è come un prezioso souvenir: quando nemmeno te lo aspetti, guardandolo, torni a viaggiare. Rileggendolo, continui a crescere. Fino a quando questo sarà possibile vivere resterà una ininterrotta crescita e scoperta. Se dovesse svanire in una inconsistente nuvola, si tenterà di guardarne ancora qualcuna reale, fino a quando l’uomo non le avrà cancellate tutte, arrivando fin sopra il cielo col suo cuore di cemento. 

P.S.: E-Book sì se ciò significherà ovviare ad abbattimenti ingiustificati di alberi, ad accumulo di carta stipata e non utilizzata, al rimpinguarsi delle casse di case editrici che speculano sul potere mediatico e istituzionale, e favorire la fruizione di testi difficilmente reperibili o in fisica decadenza. 
E-Book no se ciò significherà togliere i libri dalle biblioteche, dalle stanze degli studenti, dagli scaffali delle librerie, dei centri di riabilitazione e delle case nelle quali crescere anche senza batterie, monitor e fili dell’elettricità, poiché leggere è naturale. 



Questo post nasce da uno scambio di idee riguardo agli e-books. Ringrazio infinitamente il   professor Giuseppe Varone per aver trovato il tempo per scrivere queste bellissime righe ed averle volute pubblicare. 
Personalmente, condivido in toto il suo pensiero. A tal proposito ricordo di leggere qui il post sul lavoro del Project Gutenberg (PG) in italiano Progetto Gutenberg (PG)  che altro è rispetto alla commercializzazione del libro elettronico.